Salta al contenuto

Relazione Comitato Federale del 30 giugno 2011.

30 giugno 2011

Nella relazione periodica sull’attività in Consiglio Provinciale ho spesso argomentato sull’azione
dell’istituzione in merito a tematiche aperte e su quale ruolo possa giocare in Provincia un consigliere da solo,
non organico ad una strategia complessiva di opposizione. Le recenti vicende elettorali, con la quasi completa
esclusione della Federazione della Sinistra da ogni alleanza, e quindi da ogni rappresentanza, inducono a
qualche riflessione in più.
Anzitutto, una constatazione: il ruolo della Provincia, “de iure” momento di coordinamento e indirizzo, “de
facto” è generalmente scaduto a luogo di trattativa mercantile per spartizioni secondo il glorioso Manuale
Cencelli, testo cui rende pubblicamente ossequio anche il capogruppo provinciale della Lega. Con l’acuirsi
delle tensioni di fine regime, poi, il clima si fa ancora più rissoso e quindi inconcludente. I problemi grossi (il
futuro, il lavoro, l’ambiente, la cultura…) sono sfiorati da misure spesso propagandistiche che però lasciano
inalterato il problema di fondo: la politica amministrativa non decide, si accoda a scelte fatte altrove, si
accontenta del sottogoverno senza una strategia di un qualsiasi respiro. Questo in maggioranza come in
minoranza.
Si fa largo, in questo piattume, una figura interessante: il “sinistro anticomunista”. Altra conseguenza della
politica del Cavaliere, che bolla come comunista tutto ciò che contrasta il suo sistema; anzi, “il” sistema. Chi
vuole combattere il Cavaliere senza scalfire questo sistema (che naturalmente è il migliore possibile, anzi
l’unico possibile e di cui Berlusconi è geniale interprete) deve professarsi anticomunista; la preclusione per
falce e martello poi paga anche elettoralmente! Chiunque sieda nelle istituzioni, a questo punto, con ruolo di
minoranza marginale, ha un solo rischio: quello di scazzarsi, e detestare alla fine eletti ed elettori. Se poi uno è
come me, in perenne atteggiamento accidioso, finisce per inacidire il suo cinismo…
Puoi accettare di stare nelle istituzioni se senti che dietro hai un po’ di gente. Attenzione: gente che pensa,
milita, agisce e vota come te (che voti deve essere automatico, non può essere un perenne ricatto o un flebile
indizio di esistenza). Vecchia storia: molti, quando hanno qualcosa da chiedere, vanno dal potente di turno. Se
non ottengono quel che vogliono, vengono da te, anche se sei comunista: in quel momento ti illudi di avere
dietro gente, di essere il punto di riferimento per un movimento. Quando poi si raggiunge l’obiettivo (i soldi per
le delocalizzazioni di Malpensa, lo stralcio della”nostra” cava dal piano provinciale, ecc., ecc.) il messaggio
complessivo dei comunisti non interessa più.
Le contraddizioni spicciole, settoriali, nascono quasi sempre da difetti strutturali: sono questi che dobbiamo
indicare come campo del nostro intervento; altrimenti diventiamo i patetici che, per avere comunque un po’ di
visibilità, si fanno usare. Possiamo anche fare la barba al malato: se siamo i medici che dobbiamo essere, però,
dobbiamo agire sulla malattia: quando guarisce, il malato la barba se la può fare da solo. Siano i Pannella a fare
i barbieri!
Quali sono le cure che proponiamo?
Il lavoro a tempo indeterminato, anzitutto. Il lavoro oggi c’è, ma chiunque lo dà (pubblico o privato) spesso non
lo vuole pagare. La flessibilità si è dimostrata solo una forma legalizzata di sfruttamento. Quando un lavoro
viene dato per un certo periodo continuativamente, il lavoro non è precario: non si vede perché debba esserlo il
lavoratore. Da questa battaglia la sinistra anticomunista (la più numerosa) è assente. Facciamola diventare la
nostra prima battaglia. Partendo da settori come la scuola, nella quale è indispensabile avere consensi e
collaborazioni. Gli argomenti non mancano, per supportare questa battaglia: la certezza di un reddito è
condizione indispensabile per sentirsi cittadini, per guardare al futuro con maggiore serenità, per costruire una
qualsiasi dimensione personale e famigliare. È un argomento, questo, sentito da molti. Automaticamente
occorre richiedere una maggiore tassazione delle rendite parassitarie; non ci vuole molto a mettere a confronto
quanto vengono tassati il lavoro e la pensione da un lato, e quanto la speculazione dall’altro: pochi numeri
chiari, tanta divulgazione porta a porta.
In secondo luogo, un servizio pubblico razionalizzato, ma non più sottoposto allo smantellamento di chi,
avendo in mano le sorti dei servizi, vuole favorire il privato. Bisogna revisionare con occhio molto critico il
concetto di sussidiarietà, che in realtà è solo il dominio del privato su un pubblico supino e pagante. Molte intelligenze si ribellano poi, giustamente, allo strapotere di sette confessionali che monopolizzano interi settori
dei servizi, riserva di caccia della conventicola: argomento da elaborare in modo sintetico e da divulgare .
Infine un piano energetico, ecologico e di consumo nazionali con indirizzi di economia verde e di buone prassi.
Il cittadino oggi può dirsi di destra o di sinistra, al sistema non interessa: la cosa importante è che consumi.
L’avere oggetti secondo me è un mezzo per stare bene; non potrà mai costituire il fine del benessere.
Consumare bene, senza sprechi, seguendo tutta la filiera del consumo (e dunque del rifiuto), determinando le
scelte della produzione con “consigli” ai produttori e boicottaggi (ma quale marketing? Mica siamo bambocci
da plagiare!), trasferendo i risparmi solo in banche etiche. Questo è un progetto culturale da elaborare e
divulgare, secondo me con buone possibilità di ascolto, e magari di adesione.
Questi tre punti programmatici, declinati come programma politico, amministrativo ed elettorale del nuovo
partito unico dei comunisti (chiamiamolo come si vuole), pubblicizzato in un’assemblea costituente, con
banchetti e feste nelle quali si parli (finalmente!) di noi e del nostro progetto, nel quale ci stanno in subordine
anche tante altre cose (beni comuni, diritti, migranti, parità di genere, ecc.) ma che diventi anzitutto la
dichiarazione che ci siamo, che abbiamo un programma di cose concrete da proporre, una struttura da rafforzare
ma già organizzata, che costituiscono una concreta prospettiva di lotta e di cambiamento. Unire le forze in un
unico partito, elaborare un programma forte in tre punti, organizzarci per divulgare il nostro programma; allora
anche chi sarà eletto avrà la sensazione di far parte di una strategia complessiva, di cui l’amministrazione
pubblica è momento fondamentale. Dunque non solo, non in minoranza, non costretto solo a mettere in ridicolo
vecchie prassi e retoriche, ma organico a un progetto per il futuro.
Dopo aver “tenuto aperto il negozio” per due mandati in Provincia, ritengo indispensabile che qualcun altro
rappresenti i comunisti in Provincia di Varese: spero possa farlo con una prospettiva politica meglio delineata.
Così anch’io potrò tornare ad un cinismo un po’ più allegro.

Ancora nessun commento

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.