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	<title>GIAMPAOLO LIVETTI</title>
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		<title>CONGRESSO PROVINCIALE 20 NOVEMBRE 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 18:24:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei portare un contributo al dibattito del nostro congresso facendo alcune riflessioni sulla dimensione culturale della nostra sconfitta e sulle prospettive che, se conosciamo meglio noi stessi e il mondo che ci circonda, senz’altro ci appariranno meno buie. È diffusa oggi, e a ragione, la convinzione che i grandi diritti costituzionali, così come le dichiarazioni [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=96&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vorrei portare un contributo al dibattito del nostro congresso facendo alcune riflessioni sulla dimensione<br />
culturale della nostra sconfitta e sulle prospettive che, se conosciamo meglio noi stessi e il mondo che ci<br />
circonda, senz’altro ci appariranno meno buie.<br />
È diffusa oggi, e a ragione, la convinzione che i grandi diritti costituzionali, così come le dichiarazioni<br />
universali sui diritti dell’uomo, siano fortemente subordinati alla condizione economica di chi li accampa:<br />
l’avvocato Ghedini, lucidamente, dichiara che la legge è uguale per tutti, non la sua applicazione. Analisi da<br />
italiano, che in Italia, come per tante altre cose, assume aspetti estremi. <span id="more-96"></span>È comunque di cocente attualità la<br />
privatizzazione dei diritti, e dunque degli standard di vita. L’unico diritto formale comune a tutti è quello del<br />
cittadino cui viene data una scheda elettorale: in questo siamo tutti uguali. Già la possibilità di pagarsi una<br />
campagna elettorale, però, è cosa differenziata, come quella di garantirsi un reddito, la salute, la cultura, una<br />
sicurezza per il futuro. Il contratto sociale, che con la rivoluzione borghese si incardinava sui concetti di libertà,<br />
fraternità, uguaglianza, viene vanificato da un nuovo contratto, quello mercantile, che vede interagire<br />
produttori, consumatori, speculatori. Dal contratto sociale, dunque, a quello mercantile: poco male, ma si sappia<br />
che la regola nuova è questa.<br />
Tutti questi sono argomenti sui quali dobbiamo riflettere, magari con i giovani compagni che, quando vengono<br />
nei circoli, ci guardano senza comprenderci sino in fondo: chi ha tante esperienze spesso le trasforma in ricordi,<br />
e ci mette una comprensibile componente emotiva, che però non aiuta a capire. Lo sforzo di consegnare ai<br />
giovani le esperienze, però, è già un valido motivo per continuare a fare politica, anche quando i ricordi sono<br />
molti e le energie molte meno.<br />
Vorrei soffermarmi però sul concetto di fraternità, che componeva il contratto sociale con libertà e uguaglianza.<br />
Chiave di lettura interessante può essere quella etimologica: si è fratelli quando si ha paternità comune, e una<br />
comune eredità da dividere (molte fraternità si rompono quando c’è “roba” da dividere in modo equo, e più<br />
complesso ancora è distribuire con equità i beni comuni). Per secoli la fraternità ha avuto un supporto<br />
ideologico nella consuetudine di sentirsi figli di un dio trascendente. L’occidente cristiano, poi, attribuisce a<br />
questa trascendenza paterna anche una dimensione escatologica, di vita dopo la morte, e di giudizio conclusivo<br />
in merito alla propria vita. La fraternità dunque come condizione di figli della trascendenza comune, e come<br />
impegno in vista di un esito finale.<br />
Concordo con chi identifica il Novecento come il secolo che decreta la morte del dio trascendente. Nel sentire<br />
comune, non confessata né testimoniata, c’è la sensazione certa che l’uomo finisca con la sua vita, e che poi<br />
non ci saranno né premio né punizione. Argomento rimosso, testimoniato da pochissimi (così come sono<br />
pochissimi quelli che testimoniano nei fatti la loro fede trascendente), banalizzato spesso dalla cultura piccolo<br />
borghese con battute (succede anche con categorie importanti come “il bello”), sintetizzato però con il detto,<br />
pronunciato a volte anche da credenti, che “si vive una volta sola”. E siccome è sicuro che non c’è un’altra vita<br />
se non questa, in questa vita occorre procurarsi tutto quel che ti fa stare bene, che ti procura la considerazione<br />
degli altri, quel che costruisce un senso sino alla fine, anche se spesso senti che è solo illusione. Ma alle<br />
frustrazioni del non appagarsi con il possesso delle cose o con l’inseguire illusioni c’è rimedio: la psicologia ti<br />
rimette al centro dell’attenzione e cerca di spiegarti un perché.<br />
Condizione relativamente nuova per l’uomo, per secoli illuso di essere figlio di una trascendenza, ora orfano di<br />
qualcosa che non c’è mai stato, non ancora “rassegnato” a vivere una vita semplicemente naturale (semplicità<br />
che, ci dice Brecht, è difficile a farsi, come il comunismo). Natura umana che ha coscienza di essere, e dunque<br />
di finire, e che cerca palliativi alla sua angoscia.<br />
E qui interviene il capitalismo, col suo catechismo consumista, con i suoi “miracoli”.<br />
Hai visto l’ultimo modello dell’Audi? (ci vengono subito in mente i quattro anelli dell’Audi: non a caso il<br />
marchio di un prodotto viene chiamato “logo”). Ha la trazione integrale, il climatizzatore e la temperatura dei<br />
sedili che dipendono da impulsi neuronali del guidatore. Il climatizzatore poi è collegato a un video e a diffusori<br />
acustici che d’estate proiettano “suoni e luci” polari, caraibici d’inverno. Costa un po’, ‘sto miracolo, ma se fai<br />
qualche straordinario… Intanto studiati il depliant, che ci hanno lavorato i migliori studi di design e di<br />
marketing. Pensaci: si vive una volta sola, e poi, vuoi mettere, quegli stronzi dei tuoi vicini schiatteranno<br />
quando ti vedranno! Casa, auto, vacanze, figli, hobbies, status simbol; ma quale paradiso dopo la morte, il<br />
paradiso è qui, basta procurarsi i soldi per comperarlo! Certo, qualche problema c’è: come per il vecchio dio<br />
che poteva mandarti all’inferno, anche oggi conviene temere la trascendenza (che può licenziarti) conviene<br />
ossequiare la gerarchia che amministra il paradiso. D’altra parte senza il valore trascendente del consumo viene<br />
meno anche una buona parte del nostro senso.<br />
Ho voluto soffermarmi in modo pedante su questi aspetti “trascendenti” perché quando noi si propone<br />
l’uguaglianza, molti si sentono minacciati nell’unicità della loro vita. Quando si propone la giustizia<br />
distributiva, si mette in discussione lo spreco, che lenisce molto spesso l’angoscia del proprio essere al mondo.<br />
Per questo il comunismo viene criminalizzato, soprattutto da chi riceve solo le briciole dal capitalismo, e spera<br />
che le briciole siano l’antipasto (“uno su mille ce la fa”). D’altro canto siamo orfani solo da un secolo, e ci<br />
vuole tempo perché si attribuisca un nuovo senso al nostro essere al mondo, ridando alle cosa il loro valore<br />
d’uso e accettando magari che non solo le cose non hanno alcun altro senso, ma neppure noi, se non quello di<br />
aderire naturalmente al tempo che la vita ci dà.<br />
In questa fase politica noi, se abbiamo già elaborato il lutto, non dovremmo avere l’illusione che i tempi<br />
saranno brevi: dobbiamo conoscere chi ci circonda, le logiche di un potere che spesso criminalizziamo, ma che<br />
dovrà essere utilizzato, studiare, immaginare, sperimentare un diverso rapporto tempo-lavoro, un diverso<br />
rapporto consumo individuale-consumo collettivo, un diverso rapporto risparmio-investimento sociale. Per<br />
conoscere, per elaborare, per sperimentare, ogni esperienza nelle decrepite istituzioni borghesi va bene: un<br />
atteggiamento etologico in un partito organizzato è a mio avviso il primo passo per la formazione del “nuovo<br />
principe”. Non dobbiamo temere contaminazioni: anzi è facile che se approfondiamo la conoscenza delle nostre<br />
debolezze, si apriranno le prospettive per una futura umanità, che partendo dalla considerazione di un destino<br />
comune, voglia accomunare le risorse, le esperienze, la felicità.<br />
Giampaolo Livetti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/96/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=96&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Un Masterplan &#8216;irricevibile&#8217; dal territorio</title>
		<link>http://livettigianpaolo.wordpress.com/2011/07/20/un-masterplan-irricevibile-dal-territorio/</link>
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		<pubDate>Wed, 20 Jul 2011 18:21:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri il Masterplan di Malpensa è stato dichiarato irricevibile dalla Commissione Nazionale V.I.A. che lo esaminava perché, tra l’altro, non si riscontra “&#8230; raccordo tra le opere prospettate e il quadro nazionale”. Che sia l’inizio di una programmazione nel settore? Vedremo. Non facciamoci però fuorviare dagli aspetti nazionali del problema, pure importanti; occupiamoci a fondo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=93&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il Masterplan di Malpensa è stato dichiarato irricevibile dalla Commissione Nazionale V.I.A. che lo<br />
esaminava perché, tra l’altro, non si riscontra “&#8230; raccordo tra le opere prospettate e il quadro nazionale”. Che<br />
sia l’inizio di una programmazione nel settore? Vedremo. Non facciamoci però fuorviare dagli aspetti nazionali<br />
del problema, pure importanti; occupiamoci a fondo dei pesantissimi risvolti locali che il Masterplan<br />
comporterebbe in Provincia di Varese.<br />
Questi sono gli aspetti critici del progetto, che ho formalizzato nelle scorse settimane in Commissione<br />
Provinciale Territorio.<span id="more-93"></span><br />
Non è proprio accettabile quel che dichiara il Masterplan circa gli ettari di bosco che verrebbero sacrificati<br />
all’ampliamento: non sono affatto di scarso pregio e poco significativi. Chi viene in Via Gaggio in una giornata<br />
qualsiasi della settimana può verificare come questo residuo di brughiera, curato in modo esemplare da<br />
volontari e istituzioni, sia la meta quotidiana di centinaia di cittadini che frequentano la zona boscata come<br />
ultima occasione naturalistica in un contesto densamente urbanizzato: zona di pregio, dunque, da difendere.<br />
Il Masterplan prevede, al posto di questi ettari di natura, la costruzione di una quantità enorme di capannoni per<br />
la logistica, tutti all’interno del sedime aeroportuale: costruiti dunque su territori sottratti al bene comune e<br />
senza ritorno per i bilanci degli stessi enti locali. Nelle zone limitrofe all’aeroporto c’è già un ingente<br />
patrimonio di edilizia industriale vuota, abbandonata da aziende chiuse, nonché aree delocalizzate che non<br />
possono avere altra destinazione se non quella terziaria o produttiva: è qui che si deve costruire la rete logistica<br />
di Malpensa! I capannoni del “logistic park” (!!) svuoterebbero e impoverirebbero invece il territorio<br />
circostante, sacrificando gli ultimi ettari di bosco. Anche la previsione di una albergo nel sedime aeroportuale<br />
mi sembra inopportuna: con tutti gli alberghi vuoti esistenti in zona, costruiti nel sogno della Grande<br />
Malpensa…<br />
Occorre dunque affrontare il problema complessivo di Malpensa, facendo alcune considerazioni di carattere<br />
generale. La potenzialità dell’attuale struttura è di circa trenta milioni di passeggeri e di un milione di tonnellate<br />
merci all’anno. Questo potenzialmente, perché oggi a Malpensa arriva poco più della metà dei passeggeri<br />
possibili e meno della metà delle merci. Questo è l’unico, vero problema di Malpensa. Se Malpensa “lavorasse”<br />
per quel che è stata costruita, ci sarebbe già un immediato incremento di occupazione, che è il motivo<br />
martellante di chi chiede la realizzazione del Masterplan. Non solo nuove assunzioni, ma anche la<br />
regolarizzazione dell’attuale precariato, eredità delle fantasmagoriche promesse di lavoro del passato. Se<br />
Malpensa richiamasse il suo potenziale di passeggeri e merci, i nuovi addetti con ogni probabilità cercherebbero<br />
residenza in zona: una domanda di alloggi la cui risposta è già contenuta nelle migliaia di vani vuoti, oggi<br />
esistenti nei Comuni del CUV, a Gallarate, a Busto. Certo, per la zona si acuirebbe qualche problema di servizi<br />
(scuola, sanità, mobilità ecc.), che una corretta pianificazione territoriale non può ignorare.<br />
Con un aeroporto che lavora a pieno regime si utilizzerebbe razionalmente il patrimonio edilizio e territoriale<br />
produttivo della zona ampia intorno a Malpensa, dando una risposta, magari, al problema delle aree dismesse,<br />
spesso strategiche nel tessuto comunale. Le merci, poi, sarebbe opportuno raggiungessero le loro destinazioni<br />
via ferro; vecchia proposta, da noi formulata da tempo, di collegare Malpensa con Novara, e dunque con i<br />
corridoi europei delle merci.<br />
Se Malpensa funzionasse a pieno, però, sarebbe indispensabile monitorare in modo più capillare, a spettro più<br />
ampio e con maggiore pubblicizzazione la qualità dell’aria dell’intera zona. Oggi, tranne lodevoli eccezioni,<br />
non c’è grande attenzione da parte delle istituzioni sui dati epidemiologici, assai preoccupanti, diffusi nella<br />
nostra zona.<br />
Il Masterplan snocciola poi alcuni dati sui presunti volumi di traffico nei decenni futuri. È nell’ordine delle<br />
cose: in futuro si assisterà ad un incremento del traffico aereo, ma è propaganda pensare che in un’area così<br />
densamente popolata come la Pianura Padana tutto il traffico si concentri efficacemente in una sola struttura:<br />
più ragionevole pensare a un sistema aeroportuale integrato dell’Alta Italia, così come richiesto da decenni e<br />
mai pianificato per calcoli elettoralistici. Per alcune forze politiche del varesotto c’è poi lo smacco dell’“Hub della Brughiera”, che non è mai stato un hub, che probabilmente non lo sarà mai, e per salvare il quale un<br />
Presidente della Provincia si era fatto eleggere a Roma.<br />
Bisogna proiettare Malpensa fuori dal sedime, con tutte le opportunità e le criticità che l’aeroporto naturalmente<br />
determina. Il Masterplan, con l’eterno miraggio del lavoro, si occupa invece esclusivamente di quel che vuol<br />
fare nell’enorme territorio che fagocita, quasi che fuori ci fosse il deserto.<br />
Insomma: le contestazioni mosse a livello nazionale sono condivisibili, e siamo contrarissimi alle previsioni<br />
locali di questo Masterplan. Malpensa funzioni al massimo della sua attuale potenzialità e il territorio sarà più<br />
che saturo di funzioni, occasioni, possibilità: in fin dei conti per nostra fortuna in Provincia di Varese non c’è<br />
solo Malpensa. Le aggiunte del Masterplan non sarebbero sviluppo (rendere lineari cose aggrovigliate) ma<br />
nuove criticità. Si veda al proposito i risultati della V.A.S. volontariamente elaborata dal Parco del Ticino<br />
qualche anno fa: ogni ulteriore intervento renderebbe tutto più complicato.<br />
Se proprio vogliamo progettare qualcosa di nuovo, occupiamoci della qualità della vita dei (tanti) residenti,<br />
valore quest’ultimo rimosso in ogni programmazione e previsione politico-urbanistica. Oggi non si progetta<br />
qualità della vita perché ogni previsione è mortificata da un presunto profitto economico: ci stiamo accorgendo<br />
che, in assenza di qualità, ogni progetto si trasforma in un clamoroso fallimento, anche economico.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/93/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/93/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=93&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>W IL CICLISMO</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Jul 2011 18:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giro della cosiddetta Padania toccherà anche la Provincia di Varese, raggiungendo Lonate Pozzolo e l’area di Malpensa. Il ciclismo ha una funzione importante: quella di valorizzare i luoghi dove passa. Visto che il Giro della Lega tocca un angolo di brughiera, la via Gaggio, miracolosamente intatta, da molti frequentata e oggi minacciata dall’ampliamento dell’aeroporto, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=90&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giro della cosiddetta Padania toccherà anche la Provincia di Varese, raggiungendo Lonate Pozzolo<br />
e l’area di Malpensa.<br />
Il ciclismo ha una funzione importante: quella di valorizzare i luoghi dove passa.<br />
Visto che il Giro della Lega tocca un angolo di brughiera, la via Gaggio, miracolosamente intatta,<br />
da molti frequentata e oggi minacciata dall’ampliamento dell’aeroporto, la Lega dichiari<br />
ufficialmente il suo no alla terza pista, che non serve, che cancellerebbe via Gaggio e che<br />
penalizzerebbe una zona già massacrata. Ma non faccia solo annunci, come quelli famosi di un ex<br />
Presidente della Provincia di Varese, che si fece eleggere a Roma “per salvare Malpensa”, con i<br />
risultati che sono sotto gli occhi di tutti. È al governo da tempo: decida.<br />
Il giro della cosiddetta Padania passerà per le <span id="more-90"></span>nostre zone, caratterizzate da una qualità dell’aria che<br />
per intere settimane supera i limiti massimi di tollerabilità. (l’Asse del Sempione “gareggia” in<br />
inquinamento con altre zone del Milanese e della Brianza, e a volte vince pure!). Occorre<br />
monitorare altri valori significativi di inquinamento, divulgare dati, prendere misure efficaci: alcuni<br />
indicatori epidemiologici delle nostre zone non ci lasciano per nulla tranquilli. A una interrogazione<br />
provinciale della Federazione della Sinistra sulla qualità dell’aria, la provincia a guida leghista ha<br />
risposto in modo molto “romano”: non dipende da noi. È al governo dappertutto, Regione,<br />
Provincia, Comuni: il problema gli compete, eccome.<br />
Ambiente e salute: questi sono gli scenari del ciclismo. Ben venga dunque il giro della cosiddetta<br />
Padania, se non sarà solo l’occasione per la solita propaganda, magari un po’ becera. E se non<br />
cambierà niente, come è avvenuto in tutti questi anni, la Lega dovrà seguire un consiglio, non<br />
volgare, ma molto “lombardo”: pedala!</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/90/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/90/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=90&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Relazione Comitato Federale del 30 giugno 2011.</title>
		<link>http://livettigianpaolo.wordpress.com/2011/06/30/relazione-comitato-federale-del-30-giugno-2011/</link>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 18:19:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella relazione periodica sull’attività in Consiglio Provinciale ho spesso argomentato sull’azione dell’istituzione in merito a tematiche aperte e su quale ruolo possa giocare in Provincia un consigliere da solo, non organico ad una strategia complessiva di opposizione. Le recenti vicende elettorali, con la quasi completa esclusione della Federazione della Sinistra da ogni alleanza, e quindi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=88&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella relazione periodica sull’attività in Consiglio Provinciale ho spesso argomentato sull’azione<br />
dell’istituzione in merito a tematiche aperte e su quale ruolo possa giocare in Provincia un consigliere da solo,<br />
non organico ad una strategia complessiva di opposizione. Le recenti vicende elettorali, con la quasi completa<br />
esclusione della Federazione della Sinistra da ogni alleanza, e quindi da ogni rappresentanza, inducono a<br />
qualche riflessione in più.<span id="more-88"></span><br />
Anzitutto, una constatazione: il ruolo della Provincia, “de iure” momento di coordinamento e indirizzo, “de<br />
facto” è generalmente scaduto a luogo di trattativa mercantile per spartizioni secondo il glorioso Manuale<br />
Cencelli, testo cui rende pubblicamente ossequio anche il capogruppo provinciale della Lega. Con l’acuirsi<br />
delle tensioni di fine regime, poi, il clima si fa ancora più rissoso e quindi inconcludente. I problemi grossi (il<br />
futuro, il lavoro, l’ambiente, la cultura…) sono sfiorati da misure spesso propagandistiche che però lasciano<br />
inalterato il problema di fondo: la politica amministrativa non decide, si accoda a scelte fatte altrove, si<br />
accontenta del sottogoverno senza una strategia di un qualsiasi respiro. Questo in maggioranza come in<br />
minoranza.<br />
Si fa largo, in questo piattume, una figura interessante: il “sinistro anticomunista”. Altra conseguenza della<br />
politica del Cavaliere, che bolla come comunista tutto ciò che contrasta il suo sistema; anzi, “il” sistema. Chi<br />
vuole combattere il Cavaliere senza scalfire questo sistema (che naturalmente è il migliore possibile, anzi<br />
l’unico possibile e di cui Berlusconi è geniale interprete) deve professarsi anticomunista; la preclusione per<br />
falce e martello poi paga anche elettoralmente! Chiunque sieda nelle istituzioni, a questo punto, con ruolo di<br />
minoranza marginale, ha un solo rischio: quello di scazzarsi, e detestare alla fine eletti ed elettori. Se poi uno è<br />
come me, in perenne atteggiamento accidioso, finisce per inacidire il suo cinismo…<br />
Puoi accettare di stare nelle istituzioni se senti che dietro hai un po’ di gente. Attenzione: gente che pensa,<br />
milita, agisce e vota come te (che voti deve essere automatico, non può essere un perenne ricatto o un flebile<br />
indizio di esistenza). Vecchia storia: molti, quando hanno qualcosa da chiedere, vanno dal potente di turno. Se<br />
non ottengono quel che vogliono, vengono da te, anche se sei comunista: in quel momento ti illudi di avere<br />
dietro gente, di essere il punto di riferimento per un movimento. Quando poi si raggiunge l’obiettivo (i soldi per<br />
le delocalizzazioni di Malpensa, lo stralcio della”nostra” cava dal piano provinciale, ecc., ecc.) il messaggio<br />
complessivo dei comunisti non interessa più.<br />
Le contraddizioni spicciole, settoriali, nascono quasi sempre da difetti strutturali: sono questi che dobbiamo<br />
indicare come campo del nostro intervento; altrimenti diventiamo i patetici che, per avere comunque un po’ di<br />
visibilità, si fanno usare. Possiamo anche fare la barba al malato: se siamo i medici che dobbiamo essere, però,<br />
dobbiamo agire sulla malattia: quando guarisce, il malato la barba se la può fare da solo. Siano i Pannella a fare<br />
i barbieri!<br />
Quali sono le cure che proponiamo?<br />
Il lavoro a tempo indeterminato, anzitutto. Il lavoro oggi c’è, ma chiunque lo dà (pubblico o privato) spesso non<br />
lo vuole pagare. La flessibilità si è dimostrata solo una forma legalizzata di sfruttamento. Quando un lavoro<br />
viene dato per un certo periodo continuativamente, il lavoro non è precario: non si vede perché debba esserlo il<br />
lavoratore. Da questa battaglia la sinistra anticomunista (la più numerosa) è assente. Facciamola diventare la<br />
nostra prima battaglia. Partendo da settori come la scuola, nella quale è indispensabile avere consensi e<br />
collaborazioni. Gli argomenti non mancano, per supportare questa battaglia: la certezza di un reddito è<br />
condizione indispensabile per sentirsi cittadini, per guardare al futuro con maggiore serenità, per costruire una<br />
qualsiasi dimensione personale e famigliare. È un argomento, questo, sentito da molti. Automaticamente<br />
occorre richiedere una maggiore tassazione delle rendite parassitarie; non ci vuole molto a mettere a confronto<br />
quanto vengono tassati il lavoro e la pensione da un lato, e quanto la speculazione dall’altro: pochi numeri<br />
chiari, tanta divulgazione porta a porta.<br />
In secondo luogo, un servizio pubblico razionalizzato, ma non più sottoposto allo smantellamento di chi,<br />
avendo in mano le sorti dei servizi, vuole favorire il privato. Bisogna revisionare con occhio molto critico il<br />
concetto di sussidiarietà, che in realtà è solo il dominio del privato su un pubblico supino e pagante. Molte intelligenze si ribellano poi, giustamente, allo strapotere di sette confessionali che monopolizzano interi settori<br />
dei servizi, riserva di caccia della conventicola: argomento da elaborare in modo sintetico e da divulgare .<br />
Infine un piano energetico, ecologico e di consumo nazionali con indirizzi di economia verde e di buone prassi.<br />
Il cittadino oggi può dirsi di destra o di sinistra, al sistema non interessa: la cosa importante è che consumi.<br />
L’avere oggetti secondo me è un mezzo per stare bene; non potrà mai costituire il fine del benessere.<br />
Consumare bene, senza sprechi, seguendo tutta la filiera del consumo (e dunque del rifiuto), determinando le<br />
scelte della produzione con “consigli” ai produttori e boicottaggi (ma quale marketing? Mica siamo bambocci<br />
da plagiare!), trasferendo i risparmi solo in banche etiche. Questo è un progetto culturale da elaborare e<br />
divulgare, secondo me con buone possibilità di ascolto, e magari di adesione.<br />
Questi tre punti programmatici, declinati come programma politico, amministrativo ed elettorale del nuovo<br />
partito unico dei comunisti (chiamiamolo come si vuole), pubblicizzato in un’assemblea costituente, con<br />
banchetti e feste nelle quali si parli (finalmente!) di noi e del nostro progetto, nel quale ci stanno in subordine<br />
anche tante altre cose (beni comuni, diritti, migranti, parità di genere, ecc.) ma che diventi anzitutto la<br />
dichiarazione che ci siamo, che abbiamo un programma di cose concrete da proporre, una struttura da rafforzare<br />
ma già organizzata, che costituiscono una concreta prospettiva di lotta e di cambiamento. Unire le forze in un<br />
unico partito, elaborare un programma forte in tre punti, organizzarci per divulgare il nostro programma; allora<br />
anche chi sarà eletto avrà la sensazione di far parte di una strategia complessiva, di cui l’amministrazione<br />
pubblica è momento fondamentale. Dunque non solo, non in minoranza, non costretto solo a mettere in ridicolo<br />
vecchie prassi e retoriche, ma organico a un progetto per il futuro.<br />
Dopo aver “tenuto aperto il negozio” per due mandati in Provincia, ritengo indispensabile che qualcun altro<br />
rappresenti i comunisti in Provincia di Varese: spero possa farlo con una prospettiva politica meglio delineata.<br />
Così anch’io potrò tornare ad un cinismo un po’ più allegro.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/88/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/88/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=88&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lettera al giornalista de “L&#8217;Espresso” Mackinson</title>
		<link>http://livettigianpaolo.wordpress.com/2011/06/03/lettera-al-giornalista-de-lespresso-mackinson/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 18:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Gentile signor Mackinson, la Sua richiesta di notizie circa l&#8217;attività della Provincia di Varese merita attenzione, anche se penso di non esserLe molto utile riguardo ai dettagli dei quesiti da Lei posti. Articolerei pero&#8217; la risposta in due grandi temi: da un lato la valenza istituzionale della Provincia, dall’altro la mia esperienza a far data [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=86&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile signor Mackinson,</p>
<p>la Sua richiesta di notizie circa l&#8217;attività della Provincia di Varese merita attenzione, anche se penso di non<br />
esserLe molto utile riguardo ai dettagli dei quesiti da Lei posti. Articolerei pero&#8217; la risposta in due grandi temi:<br />
da un lato la valenza istituzionale della Provincia, dall’altro la mia esperienza a far data dal 2002, anno della<br />
mia prima elezione come Consigliere Provinciale. Articolazione indispensabile, quella del “de iure” e del “de<br />
facto” se si vuole evitare superficialità o scandalismo che ben poco aiutano a comprendere.<br />
La Provincia serve. È un Ente intermedio tra il piccolo<span id="more-86"></span> (il Comune, che nella nostra Provincia è spesso<br />
piccolissimo) e il grande (la Regione). Ha funzioni di coordinamento, raccordo, compensazione uniche. Gli<br />
eletti vivono nei territori, conoscono i luoghi, i problemi irrisolti, l’evoluzione dei paesi che rappresentano.<br />
Stesso argomento può generalmente essere applicato al personale della Provincia, che esprime spesso capacità e<br />
conoscenze legate alla continuità d’ufficio, ai risvolti socio-economici e territoriali su cui lavora.<br />
Un esempio concreto: ho partecipato alla stesura del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (al<br />
quale ho votato contro per motivazioni di impostazione politica). La sua applicazione è costante quando si<br />
devono analizzare i PGT (i vecchi Piani Regolatori comunali). Penso di non poter essere smentito quando dico<br />
che un passaggio in Commissione Provinciale di ogni PGT è l’occasione per rilievi puntuali sulle misure<br />
prescrittive previste dalla Legge Regionale, ma anche per indicazioni di indirizzo urbanistico, paesaggistico,<br />
ecologico, effettuate con puntualità da chi il territorio lo conosce e comprende le sue dinamiche socioeconomiche. Questo da parte dei funzionari, ma anche dei Commissari, che pur nelle diversità di impostazione<br />
politica (sono pur sempre un comunista) cercano di fare del PGT uno strumento “praticabile”.<br />
Ho preso questo esempio perché nella sua richiesta chiede attenzione per eventuali dissesti territoriali di<br />
cui la Provincia potrebbe essere responsabile. La Provincia, come le altre Istituzioni, spesso assiste al degrado,<br />
cerca di guidare lo sviluppo, ma un’urbanistica “contrattata” spesso la vede impotente, e persino connivente,<br />
con un certo modello di sviluppo. E qui nasce il vero problema, che accomuna tutte le istituzioni: può la<br />
politica, “de facto” succube delle dinamiche economiche, determinare uno sviluppo equilibrato, sostenibile, a<br />
vantaggio del territorio, del cittadino, della salute, di tutte quelle cose, insomma, tanto care alla retorica<br />
elettorale? La domanda, invece tutt’altro che retorica, fa assumere risvolti nuovi persino alla domanda di<br />
maggiore rigore, che vorrebbe il taglio dei “rami secchi”, come qualcuno ritiene essere la Provincia. (A dire il<br />
vero c’è chi ha tagliato anche sulla scuola pubblica, sulla ricerca e sull’università…).<br />
Io penso, anche come rappresentante di minoranza della Provincia di Varese in seno all’UPI (Unione<br />
Provincie Italiane), che “de iure” la Provincia non sia affatto un ramo secco, e che la sua soppressione potrebbe<br />
determinare più un problema che una soluzione.<br />
Ma “de facto” la provincia di Varese è sempre all’altezza del suo compito? È sempre efficiente l’azione<br />
dell’esecutivo? È sempre meritocratica la politica delle assunzioni? Non è a volte la sala di attesa per poltrone<br />
più alte? Non è a volte campanilistica, elettoralistica, populista? Risposta: dipende dal “materiale” umano che la<br />
compone.<br />
Da quando siedo in un consiglio istituzionale (1980) ho sempre avuto la netta sensazione che, forse, si<br />
potrebbe fare una giunta efficiente prendendo il meglio da maggioranza e da opposizione, poiché in entrambi<br />
gli schieramenti ci sono competenze e intelligenze vivaci, mediocrità mascherate, carenze pericolose. In ogni<br />
istituzione siedono individui che sono al posto giusto e cariche manifestamente superiori a chi le riveste.<br />
Questa non è una prerogativa solo delle provincie, è una caratteristica connaturata col meccanismo della delega<br />
elettorale, e si può verificare ad ogni livello delle nostre istituzioni. Fenomeno già presente nella Prima<br />
Repubblica (…il famoso manuale Cencelli, comunque evocato anche da un attuale capogruppo del Consiglio<br />
Provinciale di Varese come prassi da percorrere), ma che nella Seconda assume connotati ancora più sfacciati.<br />
D’altro canto, “de facto” la politica mantiene ed acuisce il suo ruolo subordinato, quasi succube delle<br />
dinamiche economiche, dalle quali si accontenta di ricevere spesso i “gettoni”, in un rapporto a volte servile. E<br />
chi non ci sta è fuori.<br />
Chi, politico, accetta questo rapporto è spesso schizofrenico, dibattuto tra quel che si dovrebbe fare e<br />
quel che viene consentito di fare. Poi, come sempre è avvenuto, ci sono i servi, spesso sciocchi, arraffoni, infidi.<br />
Molti cittadini intelligenti e onesti girano alla larga dalla politica; alcuni giovani in cerca di “spazio” si buttano<br />
a capofitto in questa logica, riproducendo le solite aberrazioni già viste nel passato. Va da sé che il buon<br />
governo, a questo punto, diventa molto difficile. Questo è l’unico, vero dramma della politica, ma superati i 60<br />
anni sono certo di non vedere l’epilogo di questo dramma.Comprendo di non esserLe stato utile per il suo articolo: riferire i sintomi o gli effetti della malattia mi<br />
sembrava pero&#8217; meno interessante che non indagare sulla causa del malessere.<br />
Distinti saluti</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/86/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/86/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=86&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>estremismi</title>
		<link>http://livettigianpaolo.wordpress.com/2011/05/26/estremismi/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 18:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

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		<description><![CDATA[comunicato stampa di Giampaolo Livetti, Consigliere Provinciale della FdS, in relazione allo stralcio del Piano Cave Regionale.  Le perplessità da me recentemente avanzate circa la decisione del Consiglio provinciale di stralciare la cava di Cantello dal Piano della Provincia di Varese hanno sollevato più di una critica, soprattutto da parti amiche. Ma come, si chiedono alcuni, un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=81&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>comunicato stampa di Giampaolo Livetti, Consigliere Provinciale della FdS, in relazione allo<br />
stralcio del Piano Cave Regionale.</p>
<div><span style="color:#0000ee;"><span style="text-decoration:underline;"><br />
</span></span><img class="size-full wp-image-82 alignleft" style="color:#0000ee;text-decoration:underline;border-color:initial;border-style:initial;" title="foto livetti" src="http://livettigianpaolo.files.wordpress.com/2011/12/foto-livetti.jpg?w=600" alt=""   /> Le perplessità da me recentemente avanzate circa la decisione del Consiglio provinciale di stralciare la cava di Cantello dal Piano della Provincia di Varese hanno sollevato più di una critica, soprattutto da parti amiche. Ma come, si chiedono alcuni, un rappresentante della Sinistra estrema non si batte contro una cava che deturpa l’ambiente, il paesaggio? A parte l’estremismo, che essendo malattia infantile di ogni politica mal si addice al sottoscritto, prossimo ai 60 anni. Io però, nell’intervento pubblicato dalla stampa, svolgevo un diverso ragionamento. Riconoscevo anzitutto che le vicende della cava di Cantello hanno tutti gli ingredienti che rendono fondate le proteste dei cittadini. Tutte cose ribadite anche da Marco Zocchi nell’articolo, molto puntuale, pubblicato a nome della Federazione della Sinistra. Aggiungevo però, amaramente, “niente di nuovo sotto il<span id="more-81"></span>sole”: sono nato e vivo a ridosso di Malpensa, e dalle mie parti a questo proposito se ne possono raccontare delle belle! La mia critica, e mi spiace non sia stata compresa, non è sull’operato di chi vuole salvare il paesaggio , quanto sul modo con cui si intenda mettere una pezza a una situazione degradata da anni. E la pezza fornita dalla Provincia è stata cucita dalla Regione, che pare voglia stralciare la cava dal Piano. Nel mio intervento avevo ipotizzato una leggina “ad cavam”, che non mettesse Regione e Provincia in conflitto. Ma cosa c’è di male? E’, secondo me, un precedente “delicato”. Ogni cava può rappresentare (e forse rappresenta) un “vulnus” territoriale. Se sorgesse per ogni cava un comitato che chiede maggiore attenzione per ambiente e paesaggio, sarebbe legittimo stralciare tutte le cave dal Piano, che verrebbe annullato. Oppure: resisterebbero le cave “senza comitato”, o in Comuni che, senza l’introito dei cavatori, avrebbero gravi problemi di bilancio. Il fabbisogno provinciale di materiale inerte è diminuito, visto che si è costruito l’inverosimile e oggi migliaia di alloggi sono vuoti? La Provincia predisponga allora una variante al ribasso, nella quale la cava di Cantello, assieme ad altri impianti, vengano stralciati o ridimensionati. Ma il decidere caso per caso, mettendo in discussione il disegno complessivo del Piano cave senza uno studio preliminare che coinvolga tutto il territorio, mi pare riduttivo, se non mortificante, per un Ente di coordinamento come la Provincia. E aggiungevo: non può essere l’imminenza delle elezioni a spingere decisioni tanto importanti. Questo posso comprenderlo (ogni voto è prezioso, di questi tempi, e l’ambiente è un tema che tuttidevono infilare nel proprio programma ), ma questo escamotage non ci porterà lontano. Le questioni sono serie, ed attendono impostazioni e misure non estemporanee. Come stabilire il limite del consumo sulla base della sostenibilità ambientale? Può l’ideologia del mercato che si regola da solo garantire un equilibrio tra profitto e inquinamento? E’ ecologicamente sostenibile consumare oggetti o energia a casa propria e chiedere di smaltire o produrre il più lontano possibile? Ancora: che ruolo dovrà assumere la politica, che oggi balbetta, nel processo consumoprofitto-inquinamento? E infine: ma è proprio vero che la felicità passa attraverso lo spreco?<br />
<strong>Questi sono estremismi che ancora mi interessano.</strong></p>
</div>
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		<title>PIANO PROVINCIALE RIFIUTI DELLA PROVINCIA DI VARESE</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività consiglio provinciale]]></category>

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		<description><![CDATA[In una delle prime commissioni di presentazione del Piano provinciale dei rifiuti di Varese, l&#8217;Assessore Marsico ha sintetizzato la &#8220;ratio&#8221; del piano stesso con la massima latina &#8220;primum vivere, deinde philosophari&#8221;. Col passare del tempo si ricordano esperienze significative del proprio vissuto: la frase usata dall&#8217;Assessore mi ha fatto tornare alla mente la censura di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=63&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una delle prime commissioni di presentazione del Piano provinciale dei rifiuti di<br />
Varese, l&#8217;Assessore Marsico ha sintetizzato la &#8220;ratio&#8221; del piano stesso con la massima<br />
latina &#8220;primum vivere, deinde philosophari&#8221;.<br />
Col passare del tempo si ricordano esperienze significative del proprio vissuto: la<br />
frase usata dall&#8217;Assessore mi ha fatto tornare alla mente la censura di un collega<br />
insegnante del San Carlo. al quale qualcuno aveva citato il motto latino<br />
concludendo con &#8220;philosophare&#8221; e non &#8220;philosophari&#8221;, come è corretto. Ma cosa<br />
mai può cambiare una vocale? <span id="more-63"></span><br />
Philosophari è un verbo deponente &#8220;e nel latino arcaico&#8221; scrive il Flocchini, &#8220;esiste<br />
una forma media (come del resto nel greco) che esprime un&#8217;azione fatta e<br />
contemporaneamente subita dal soggetto, o a cui il soggetto è particolarmente<br />
interessato&#8221;. Dunque non un verbo che esprime solo azione, ma anche<br />
“passione”. Ogni azione dell&#8217;uomo, si sa, comporta una reazione, dunque tutto<br />
ciò che viviamo trae origine e origina a sua volta un philosophari, anche (o<br />
soprattutto) se ostentatamente diciamo di ignorarlo.<br />
Nulla di nuovo: tipico dell&#8217;atteggiamento pratico (e un po&#8217; incolto) della romanità<br />
repubblicana pensare che prima si agisca &#8220;deinde&#8221; si possa fare filosofia, quasi<br />
che quest’ultima sia il commento del vivere. Già Augusto, e poi Adriano,<br />
inseriscono però nel sistema dei valori romani l&#8217;estetica, forma sensibile di filosofia<br />
(e contemporaneamente l&#8217;impero si amplia). Fare filosofia insomma non è verbo-<br />
azione attiva, non è chiacchiera sul vissuto, è &#8220;philosophari&#8221;, col significato cui<br />
accenna il Flocchini, e i romani più evoluti sanno che il filosofare è tutt&#8217;uno col<br />
vivere.<br />
Ho sempre ragionato sulla lezione del collega milanese, scoprendo quanto<br />
complesso sia il rapporto dialettico tra il vivere e il filosofare, conscio però del ruolo<br />
di previlegio che l&#8217;amore per la sapienza assume in culture le più diverse . La<br />
cultura classica dedica il Partenone ad Athena, dea della sapienza; quando lo<br />
stesso tempio, di una religione politeista, viene convertito in struttura cristiana,<br />
monoteista, mantiene la sua dedicazione a Santa Sofia (divina sapienza). Già,<br />
perchè la sapienza è una delle virtù teologali che la dottrina patristica riconosce<br />
da subito al neonato cristianesimo.<br />
Ma anche per chi è materialista la sapienza è la cifra della fase evolutiva della<br />
nostra specie: la &#8220;versione&#8221; più evoluta dell&#8217;uomo, infatti, non è l&#8217;homo abilis o l&#8217;homo faber, attore istintuale o perspicace, ma l&#8217;homo sapiens, attento alle<br />
valenze sensibili di quel che fa.<br />
Sono dunque in profondo disaccordo col &#8220;deinde&#8221;,col fatto che prima si viva, poi<br />
si faccia filosofia, tanto più in un campo come quello ecologico-ambientale, dove<br />
l&#8217;insipienza diventa pericolosa, anche se dal punto di vista propagandistico può<br />
essere vantaggiosa, nell&#8217;attuale regime politico.<br />
Certo, è comprensibile che la nostra società, da poco tempo affrancata dai<br />
bisogni primordiali (saranno 50 anni, che per la storia dell’uomo sono un attimo) si<br />
impaurisca atavicamente al pensiero di tornare all’indigenza e alla precarietà<br />
vitale dei tempi passati e che inserisca nel “vivere” (messo in pericolo dal<br />
“philosophari”) soprattutto il superfluo materiale, come “scorta” per esorcizzabili<br />
ritorni di periodi di miseria. I rifiuti assumono a questo punto il ruolo di indizio del<br />
vivere, in quanto segno del consumo di superfluo materiale, che finalmente ci<br />
affranca dall’indigenza. In questo vivere di superfluo materiale, che riempie di<br />
bello il niente dell’incolto, non vi è molto posto per la sapienza, per il gustare il<br />
sapore di ciò che si può vivere, che riempie di bello il niente dell’acculturato: limiti<br />
di ogni antropocentrismo.<br />
Da qui l’accezione negativa che statisticamente viene attribuita al termine<br />
filosofia, che non dà comunque risposte di senso più appaganti a quelle fornite<br />
dal superfluo materiale: consumo, quindi esisto. Il sistema di valori prevalente<br />
privilegia dunque l’homo faber, tecnologico, attivo e consumatore che modifica<br />
in pochi anni (50 appunto) il globo come mai è successo nei millenni precedenti,<br />
rispetto l’homo sapiens, che coglie le sfumature e registra comunque il deficit di<br />
senso che anche il consumare, in fondo, mantiene.<br />
Il guaio è che se non si instaura un rapporto dialettico tra il fare e il filosofare (la<br />
vita attiva e la vita contemplativa dei monaci, il mondo delle cose aristotelico e il<br />
mondo delle idee platonico) rischiamo di fare danni all’ unica filosofia vitale<br />
assoluta, non relativa, non corruttibile o monetizzabile: quella della natura. Se c’è<br />
un ambito nel quale vivere e philosophari devono integrarsi, a mio avviso questo<br />
è proprio quello ambientale, e il piano di smaltimento del superfluo materiale di<br />
una provincia come Varese (oggi ancora ricca) non può svincolare la sua filosofia<br />
da un modello di vita.<br />
Qual è dunque la filosofia di questo piano provinciale dei rifiuti?<br />
Quella di percorrere strade tranquille,di non uscire dal consolidato, di non<br />
sperimentare innovazioni, lasciando all’iniziativa privata l’articolazione di tutto ciò<br />
che non è rigorosamente previsto per legge. Tranne il revamping dell’impianto<br />
Accam di Borsano, che resterà il perno della filosofia del piano, si assiste ad una<br />
sorta di riproposizione in ambito ambientale dell’urbanistica contrattata che ha caratterizzato il panorama della pianificazione territoriale. Certo, come per la<br />
legislazione urbanistica, anche per il piano rifiuti le competenze prescrittive<br />
assegnate alla Provincia dalla regione Lombardia non sono stringenti o<br />
strategiche, forse per consentire-favorire quella sussidiarietà pubblico-privato che<br />
ha visto, in ambito urbanistico, il pubblico soccombere alle richieste di intervento<br />
del privato, taumaturgo dei destini economici di un Comune.<br />
Intendiamoci: nessuno vuole disconoscere i passi avanti sulla raccolta<br />
differenziata, con l’obbiettivo del 65% che ci collocherà tra le provincie più<br />
avanzate della Nazione. Un doveroso e non formale riconoscimento alla<br />
professionalità della Struttura tecnica della Provincia, che monitorizza il fenomeno<br />
da anni e che dunque è in grado di registrare cambiamenti, tendenze, stalli e<br />
impennate del fenomeno. A questa competenza si aggiunga la validità della<br />
Scuola di Monza, che già dai tempi del Reguzzoni 1° ha sempre supportato la<br />
provincia di Varese con la sua esperienza comprovata. Nessuno vuole negare<br />
infine che nelle nostre strade non ci sono cumuli di sacchetti maleodoranti, con<br />
teppisti che bruciano cassonetti per “invitare” Enti locali a firmare con l’ecomafia<br />
succulenti contratti di emergenza.<br />
Ma proprio perché la realtà socio-economica e culturale in cui viviamo dimostra<br />
di essere sensibile, magari per questione di decoro, al problema dei rifiuti, si<br />
sarebbe potuto, nei lunghissimi anni della gestazione del piano, pensare ad una<br />
filosofia più avanzata, più europea, ad un “modello Varese”.<br />
Si sarebbero potuti sperimentare modelli di differenziazione spinta in ambiti<br />
particolarmente sensibili, non dicendo “Fate pure, che noi non lo impediamo”, ma<br />
“Questi sono i fondi per la sperimentazione”. Certo, nel momento in cui grandi<br />
realtà urbane che sono passate in poco tempo a percentuali di differenziata<br />
consistenti raggiungessero o superassero il fatidico 65%, per Accam sarebbero<br />
problemi, e oltre al confermato apporto dei comuni della Provincia di Milano<br />
dovrebbero “comperare” frazioni da chissà quali altri luoghi, con comprensibile<br />
allarme per l’inquinamento da traffico dell’intera zona. Ritengo comunque che il<br />
Piano provinciale dei rifiuti di una zona civile come la nostra debba integrarsi<br />
organicamente con due piani altrettanto importanti: quello del traffico e quello<br />
energetico. Anche se la legge non ce lo impone direttamente è indispensabile<br />
secondo me valutare la ricaduta delle scelte (o non scelte) per la frazione<br />
organica, tutta riciclata fuori dalla provincia, o delle richieste, spesso<br />
estemporanee o interlocutorie, per produrre combustibile energetico, piuttosto<br />
che teleriscaldamento da parte dei privati.<br />
Quello che pare manchi, dunque, è una strategia complessiva “moderna”,<br />
impostata in paesi europei avanzati, un philosophari sul tema rifiuto-energiaambiente, con la scelta del vivere un po’ alla giornata. Anche le notizie circa benefici economici perequativi del traffico e dei rischi alla salute, ciclicamente<br />
fatti circolare, non si discostano da una funzione propagandistica e sono una<br />
filosofia perdente, oltre che da zona depressa. Non siamo nella condizione, come<br />
Provincia, da dover accettare il baratto salute-economia: l’abbiamo fatto in<br />
passato con Malpensa, e la filosofia si è dimostrata perdente.<br />
Anche l’analisi obiettiva sulla nocività degli scarichi dell’impianto viene sempre<br />
tarpata dall’annosa situazione di emergenza, per cui se non si punta sul<br />
revamping di Accam, allora sì che vedremmo i sacchetti per le strade come a<br />
Napoli. Argomento efficace elettoralmente, ma escamotage poco corretto per<br />
una provincia evoluta come la nostra. Quest’ultima è, a mio avviso, una carenza<br />
di fondo di questo piano (e un po’ del ruolo della Provincia di Varese): la non<br />
volontà (o la non capacità) di progettare e realizzare qualcosa che si spinga in<br />
avanti, che faccia anche da apripista e incentivo ai privati, che però controlli e<br />
indirizzi decisamente lo sviluppo verso nuove filosofie di sostenibilità, di produttività,<br />
di modernità. La politica che abbia un progetto moderno di società, che<br />
stabilisca gli ambiti di intervento dell’economia, che ripensi alla produzione come<br />
elemento di benessere materiale, sociale e ambientale. La rinuncia del Piano<br />
provinciale rifiuti è un po’ come la chiusura del Polo Scientifico e Tecnologico di<br />
Busto: un’occasione mancata, la confessione di una incapacità.<br />
Certo, è masochista chi, ottenendo più del 60% del consenso elettorale come<br />
quello ottenuto in Provincia di Varese dall’attuale maggioranza senza un Piano dei<br />
rifiuti, volesse cambiare rotta, magari affrontando in prospettiva problemi<br />
complessi come l’interazione sviluppo-ambiente, acqua, aria, mobilità, rifiuti.<br />
Problemi complessi che richiedono tempi ben più lunghi che non quelli della<br />
parabola evolutiva di un partito o di un leader. Figuriamoci nel quinquennio di un<br />
Consiglio provinciale… D’altro canto le ricadute delle scelte ambientali hanno<br />
valenze lente e irreversibili, e scopriamo ora l’eredità di filosofie “allegre” quando<br />
non incoscienti del passato, cui dobbiamo ora porre rimedio con risorse ingenti.<br />
Ma quale potrebbe essere una filosofia che porti in avanti la politica sui rifiuti, e in<br />
generale sul rapporto consumo-ambiente?<br />
Anzitutto un nuovo concetto di responsabilità (res pondeo, do un peso alle cose)<br />
che non significhi più differenziare solo e abbandonare poi il rifiuto al suo destino.<br />
Significa seguirlo sino ad impianti di riciclo che non distino più di un numero<br />
ragionevole di km da casa, così come per eventuali termovalorizzatori. A mio<br />
avviso la rivoluzione ecologica, che non può più attendere e che<br />
drammaticamente è ancora lontana, avverrà quando chi consuma sarà<br />
“invitato” a produrre energia, smaltire, riciclare vicino casa, in sub ambiti che<br />
vanno dimensionati certamente con criteri di sostenibilità economica, in equilibrio<br />
però (ecco la carenza di fondo della nostra politica ecologica) con criteri di controllo, salubrità “nel proprio giardino”, e perché no di vantaggio economico<br />
per gli enti locali che gestiscono direttamente il rifiuto. E’ contro la legge del<br />
mercato, infatti, che io debba consegnare già differenziato un materiale (plastica,<br />
carta, vetro) a chi trarrà profitto economico dal materiale che io consegno, e che<br />
debba anche pagare per farmi ritirare il materiale. E che un Comune sia<br />
considerato virtuoso quando consente questo profitto, che potrebbe essere suo.<br />
Persino quando mi tagliano un bosco,comunque, la legna mi viene pagata…<br />
Annoso il problema sulla validità dei mega impianti di produzione dell’energia e di<br />
smaltimento dei rifiuti. Tecnici di entrambe le parti portano dati interessanti che<br />
magnificano o demonizzano le realizzazioni come il termovalorizzatore di Brescia.<br />
L’ultima parola deve essere comunque della politica, e politicamente ritengo<br />
siano maturi i tempi, almeno per le realtà come le nostre, per superare quella sorta<br />
di “inquinamento culturale” grazie al quale io, consumatore, non mi interesso di<br />
come venga fornita l’energia di cui ho bisogno (e sui bisogni reali occorrerebbe<br />
fare un lungo ragionamento) non mi interesso di dove vadano a finire e ai danni di<br />
chi i miei rifiuti, del bilancio energia-inquinamento nella produzione di quel che<br />
consumo, magari con l’etichetta di “prodotto ecologico”.<br />
Il mega impianto, la mega centrale sono facili deleghe, ma possono dare mega<br />
problemi. Abbiamo atteso per anni il Piano, che per anni è stato il rifiuto di fare il<br />
Piano. Oggi il Piano è sostanzialmente l’invito a pagare il revamping di Accam e<br />
l’invito ai privati: “fate le vostre proposte, che noi le valuteremo.” Ritengo questa<br />
filosofia un po’ poco. Il nostro vivere è subordinato al vivere del nostro ambiente.<br />
E’ auspicabile che non si prenda a prestito dai romani anche il motto “si vis<br />
pacem, para bellum”. La guerra alla natura non potrebbe senz’altro concludersi<br />
con una pax romana da cui l’uomo esca vincitore…</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/63/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/63/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=63&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Primo Maggio, vecchia battaglia, nuovi sfruttamenti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 18:08:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[politico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://livettigianpaolo.wordpress.com/?p=79</guid>
		<description><![CDATA[Celebrare il Primo Maggio, di questi tempi, risulta complesso. Manifesti per un valore, il lavoro, che tu intendi in un modo, e che il tuo vicino in manifestazione, sotto un&#8217;altra bandiera, intende in modo opposto. Il lavoro è sempre meno un diritto costituzionale, una ricchezza sociale, il fondamento del nostro stare assieme, la realizzazione di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=79&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Celebrare il Primo Maggio, di questi tempi, risulta complesso. Manifesti per<br />
un valore, il lavoro, che tu intendi in un modo, e che il tuo vicino in<br />
manifestazione, sotto un&#8217;altra bandiera, intende in modo opposto.<br />
Il lavoro è sempre meno un diritto costituzionale, una ricchezza <span id="more-79"></span>sociale, il fondamento del nostro stare<br />
assieme, la realizzazione di quel che siamo e di quel che riusciamo a fare. Il lavoro è sempre più<br />
sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.<br />
Il lavoro c&#8217;è, ma chi lo da non lo vuole pagare il prezzo giusto. Ma chi stabilisce il prezzo del lavoro? Il<br />
mercato, che però non è un ente superiore, trascendente. Sono uomini, che hanno capito che in questa<br />
fase storica possono sfruttare altri uomini in modo flessibile, senza regole, senza diritti.<br />
Ci sarà sempre chi tenta di sfruttare un suo simile. Importante sarebbe che chi è sfruttato si accorga di<br />
esserlo, e si organizzi con gli altri per non essere più sfruttato. Ma non è superata, come categoria,<br />
quello dello sfruttamento? Oggi non è più moderno parlare di libertà?<br />
Quando devi schiacciare il tuo tempo di vita nell&#8217;attesa o nel mantenimento del lavoro, che forse<br />
continua, ma non è sicuro, non ti stanno togliendo solo le ore di lavoro, ma anche le ore dell&#8217;attesa,<br />
della paura, delle rinunce, della vita: ti stanno sfruttando.<br />
Quando devi tacere, tradire, perchè hai il mutuo da pagare o i figli da tirare grandi e non puoi<br />
permetterti di essere libero, ti stanno togliendo la dignità: ti stanno sfruttando.<br />
Certo lo sfruttamento è scientifico, organizzato, paga bene gli intellettuali che lo dipingono come<br />
modernità, usa strumenti sottili di alienazione. Però inquina, mortifica, toglie futuro ai giovani,<br />
considera l&#8217;uomo come merce, è squallido.<br />
Il modo migliore per celebrare il Primo Maggio, forse, sarebbe quello di partire da una domanda di<br />
Prevert, che in una poesia chiede:&#8221; Non pensi sia da coglioni regalare a un padrone questa giornata di<br />
sole?&#8221; Organizziamoci, perchè stanno rubando tutta la primavera.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/livettigianpaolo.wordpress.com/79/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/livettigianpaolo.wordpress.com/79/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=79&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>cava di Cantello e altro</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 18:06:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività consiglio provinciale]]></category>

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		<description><![CDATA[Non ho partecipato al Consiglio Provinciale che recentemente ha approvato all’unanimità lo stralcio della Cava di Cantello dal Piano provinciale. Ho sbagliato? Forse, pero&#8217; il mio voto contrario avrebbe “sporcato” un’unanimità tanto dibattuta e travagliata. Sono ancora convinto, infatti, di tutti i dubbi e le perplessità emersi in una precedente Conferenza dei Capigruppo, che aveva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=76&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho partecipato al Consiglio Provinciale che recentemente ha approvato all’unanimità<br />
lo stralcio della Cava di Cantello dal Piano provinciale. Ho sbagliato? Forse, pero&#8217; il mio<br />
voto contrario avrebbe “sporcato” un’unanimità tanto dibattuta e travagliata. Sono ancora<br />
convinto, infatti, di tutti i dubbi e le perplessità emersi in una precedente Conferenza dei<br />
Capigruppo, che aveva affrontato nodi secondo me ancora irrisolti.<span id="more-76"></span><br />
Con ordine:<br />
-indipendentemente dalle escavazioni selvagge dei decenni precedenti, dalle esportazioni<br />
in Svizzera del materiale, dai benefici economici del Comune sul cavato e dalle vicende<br />
giudiziarie (niente di nuovo sotto il sole), nel 2003 la Provincia di Varese ha adottato un<br />
suo Piano Cave, approvato poi in Regione. Avevo votato contro quel Piano Cave,<br />
assieme al Centro-Sinistra di cui si era parte (allora la minoranza faceva anche<br />
opposizione), ma gli studi del Piano erano chiari: si cava per soddisfare un fabbisogno<br />
ponderato, e il materiale si cava nei siti preposti in quantità stabilite.<br />
-Ecco una prima criticità: se, con una leggina “ad cavam”, la Regione accettasse la<br />
variante “al ribasso” del piano Cave della Provincia di Varese (la Regione approva solo<br />
varianti in cui si chieda una maggiorazione di cavato) dovremmo forse come Provincia<br />
indicare un altro sito dove estrarre il materiale mancante all’equilibrio del piano.<br />
Nascerebbe, legittimamente, un comitato contro l’ampliamento da effettuare a questa<br />
cava, magari con lo slogan “abbiamo già dato”.<br />
-Altra strada: si vuole stralciare la cava di Cantello con una motivazione attinente a rischi<br />
ambientali o idrogeologici? Sarebbe una motivazione che la Regione accetta per lo<br />
stralcio. Allo stato attuale, però, non sono stati forniti ai Consiglieri Provinciali documenti<br />
ufficiali, elaborati da organismi abilitati, che accertino i rischi sopra menzionati. Sacrosanto<br />
il principio di precauzione, ma qualche supporto scientifico, a questo punto, non<br />
guasterebbe.<br />
-Ancora: si potrebbe stralciare la cava dal Piano con motivazioni di tipo paesaggistico.<br />
Finalmente! Vivo a 2 km dalle piste di un aeroporto, e ho ancora vivo il ricordo del<br />
paesaggio prima che Malpensa 2000 rendesse irriconoscibili luoghi e memorie. Ma allora<br />
ci si riferisca a quanto previsto dal PTR ( Piano territoriale regionale, che fa del paesaggio<br />
una delle sue azioni qualificanti) e si inizino procedure di salvaguardia a livello di PGT<br />
comunale e di PTCP provinciale.<br />
-Non mi piace, anche se posso comprenderla, la proposta che qualcuno avanzava per una<br />
soluzione “democristiana”: trattare informalmente con la proprietà e cercare così di salvare<br />
capra e cavoli. Si è fatto così per decenni, potrebbe funzionare anche questa volta (amara<br />
considerazione per chi, come me, non voleva “morire democristiano”).<br />
-Tutte vie da studiare, ma non quella di incrociare le dita e fare il gesto eclatante, forse<br />
perché le elezioni sono alle porte. Ed è questo che mi contraria maggiormente: usare<br />
l’ambiente, la salute, il paesaggio come escamotage elettorale. Questo evidentemente<br />
rende, ma non mi va: equilibrio tra consumo e ambiente, tra spreco e felicità sono affari<br />
seri. A questo punto meglio l’ Humilitas di un’autocensura. Anche per il “dibattito” sui 150<br />
anni dell’Unità d’Italia avevo preparato un intervento, che poi non ho letto. L’ho però dato<br />
all’Assessore Campiotti: magari soffre d’insonnia…</p>
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		<title>MOZIONE 150 ANNI</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Apr 2011 18:04:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo Livetti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attività consiglio provinciale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 18° e 19° secolo era in uso, presso aristocratici e borghesi con qualche velleità culturale , organizzare il &#8220;gran tour, con valore di esperienza formativa per i giovani rampolli del casato, prima che essi entrassero in società per occuparsi delle faccende di palazzo o di bottega. Meta quasi esclusiva del &#8220;gran tour&#8221;: l&#8217;Italia. I [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=livettigianpaolo.wordpress.com&amp;blog=12515086&amp;post=72&amp;subd=livettigianpaolo&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 18° e 19° secolo era in uso, presso aristocratici e borghesi con qualche velleità culturale , organizzare il<br />
&#8220;gran tour, con valore di esperienza formativa per i giovani rampolli del casato, prima che essi entrassero in<br />
società per occuparsi delle faccende di palazzo o di bottega. Meta quasi esclusiva del &#8220;gran tour&#8221;: l&#8217;Italia. I<br />
motivi della meta, tantissimi. La varietà geografico-naturalistica, dei paesaggi, delle tradizioni alimentari,<br />
folcloristiche, religiose. <span id="more-72"></span>Poi le recenti scoperte archeologiche, le testimonianze, bimillenarie, delle arti<br />
figurative. Non ultimo, un interesse che oggi chiameremmo sociopolitico: la possibilità di registrare una<br />
&#8220;varietas&#8221; di modi di governo, di misure di sicurezza, di esercizi di potere e di risposte delle popolazioni.<br />
Fermandosi per i primi tempi a Pompei, spingendosi in seguito sino a Selinunte, a Segesta, il gran tour<br />
consentiva una lezione dal vivo, una immersione piena nelle variegate realtà italiane. Il viaggio durava<br />
mesi, se non addirittura qualche anno: quando si è davvero ricchi, oltre al denaro, necessario, occorre<br />
possedere il proprio tempo, indispensabile.<br />
Ecco un esercizio a mio avviso importante anche oggi, se si vuole evitare retoriche o propagande: analizzare<br />
la &#8220;varietas&#8221; italiana per conoscere, capire, apprezzare, criticare, scegliere. La filosofia nobile, quella<br />
naturale, quella greca, consiglia &#8220;conosci te stesso&#8221;: come quando, crescendo, si smette di addossare ai<br />
genitori le proprie insicurezze e si affrontano le prove con nuova consapevolezza. Certo siamo intrisi,<br />
storicamente, di illusioni trascendenti, che ci spingono a sperare nei &#8220;santi in paradiso&#8221; (prosaicamente chi<br />
tiene i cordoni della borsa) e nel provvidenziale &#8220;stellone&#8221; che comunque metterà una pezza a tutto quel che<br />
combiniamo. Ma questo è comune a tanti popoli, soprattutto a quelli di più recente formazione. Non<br />
possiamo però rimuovere con leggerezza due fotografie di noi stessi, che dobbiamo inserire nell&#8217;album di<br />
famiglia per ricordarci, in tempi più felici, dei brutti incidenti in cui eravamo incorsi. Ci assicura l&#8217;ISTAT<br />
che la malavita organizzata e l&#8217;evasione fiscale hanno la medaglia d&#8217;oro e quella d&#8217;argento nella graduatorie<br />
di fatturato delle imprese nazionali. Se vogliamo entrare nella classe dei paesi capitalisti, il nostro<br />
grembiulino lo dobbiamo tenere pulito. Poi se la legalità coincida con la giustizia, questo è un altro discorso,<br />
ma la prassi borghese si crogiola nella legalità. E siamo borghesi, finalmente!<br />
L&#8217;altro incidente, fotografato dall&#8217;ISTAT, ci dice che quasi la metà degli italiani, pure scolarizzata, non è in<br />
grado di riassumere logicamente i tratti essenziali di un articolo che ha letto, e che la percentuale diventa<br />
drammaticamente più bassa se l&#8217;articolo riporta termini scientifici o specifiche conoscenze. Non che la<br />
cultura borghese abbia elaborato granchè, rispetto le formule dell&#8217;idealismo dell&#8217;800, ma il pensiero moderno,<br />
ahimè illuministico, razionale e materiale, sta dando attribuzioni di senso assai suggestive al nostro essere al<br />
mondo, a partire dalle scoperte della genetica, alle quali peraltro l&#8217;Italia provinciale ha partecipato con<br />
cervelli illuminati. Coraggio, del pensiero moderno come eredità culturale dell&#8217;Occidente parla anche il<br />
cardinale Ratzingher in un articolo di una decina di anni fa.<br />
Certo, tutto il mondo è paese, e non ostante qualche incidente grave, non siamo nè meglio nè peggio di tanti<br />
altri uomini che nascono, producono, consumano, muoiono. Un po&#8217; diversi però lo siamo, e assieme alle<br />
&#8220;italianate&#8221; dei politici (eletti anche dal popolo descritto dall&#8217;ISTAT) questo anniversario ha prodotto qualche<br />
analisi etnica, culturale, linguistica, socioeconomica. Se ha consentito a qualcuno di conoscersi meglio è<br />
stata in qualche misura utile.<br />
Gli aristocratici e i ricchi borghesi, terminato il grand tour, tornavano a casa, portandosi come souvenir<br />
oggetti storici (autentici o taroccati) in ricordo del &#8220;bel paese&#8221;. Il Marchese Onofrio del Grillo, nel bel paese<br />
vive, ne gode delle incontestabili bellezze, ci si diverte. Certo, quando l&#8217;italianità si fa pesante, e spesso<br />
accade, smette di partecipare al gioco, e il grande Monicelli fa pronunciare all&#8217;Albertone nazionale una frase<br />
in romanesco che, da sola, rappresenta un trattato di filosofia e di prassi tutte italiane.</p>
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